Sta arrivando un bebè! ^__^

Parliamo di 'Mi incazzo per...'

25marQuante famiglie!!! Ovvero quando si dice la coerenza.

Prendo da qui quanto segue:

Ricapitolando, scusandomi in anticipo per eventuali omissioni ed invitandovi a comunicarmi eventuali integrazioni: Silvio Berlusconi (Presidente del Consiglio), Daniela Santanchè (Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio), Andrea Augello (Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio), Elio Vito (Ministro dei Rapporti con il Parlamento), Umberto Bossi (Ministro delle Riforme per il Federalismo), Roberto Calderoli (Ministro della Semplificazione Normativa), Franco Frattini (Ministro degli Affari Esteri), Ignazio La Russa (Ministro della Difesa), Altero Matteoli (Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti), Roberto Castelli (Vice Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) sono divorziati, Sandro Bondi (Ministro dei Beni e delle Attività Culturali) è separato, Mariastella Gelmini (Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) è rimasta incinta prima di sposarsi, Vittoria Michela Brambilla (Ministro del Turismo) ha un figlio nato fuori dal matrimonio e Stefania Prestigiacomo (Ministro dell’Ambiente) ha sposato un divorziato.
Per essere una maggioranza che dovrà difendere i valori cattolici non c’è male.

I dati possono, anzi devono essere diffusi il più possibile.

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28set…l’ipocrisia sempre maggiore.

E sempre più senza vergogna e con la faccia di bronzo.
http://www.romagnaoggi.it/politica/2009/9/28/137329/
La notizia è di ieri: “Abbiamo portato una nuova moralità in politica: La moralita’ non e’ non rubare, ci mancherebbe altro”.
Ah, ecco, stavo già preoccupandomi per questa svolta moralista…
E poi la minaccia: “Governeremo per sempre.
Iniziate a tremare.

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10setLettera aperta a Napolitano dagli aquilani

Vengo a conoscenza e rigiro molto volentieri.
Lettera dei terremotati a Napolitano: “La verità è che restiamo senza case

Caro Presidente,

le cronache sulla sua visita di ieri nella nostra città, a cinque mesi dal terremoto del 6 aprile, parlano del calore con cui gli aquilani l’hanno accolta e riferiscono del conforto da lei espresso nel vedere, dopo tutto quello che è successo, “fiducia e gente sorridente” che “crede molto nelle istituzioni”. Altro, a parte le note di colore, non è stato riportato. Sappiamo che ha parlato con i responsabili della Protezione Civile, con i rappresentanti locali. Ha avuto modo di chiedere, di vedere e di informarsi. Ma non ha aggiunto altro.

E’ vero caro Presidente. Noi, anche quelli che non erano lì a stringerle la mano o ad ascoltare l’inno di Mameli, crediamo molto nelle istituzioni. Anzi moltissimo. Perché per noi le istituzioni rappresentano la possibilità di affrontare insieme i problemi di una comunità per risolverli insieme. Quindi dato che di problemi, dal 6 aprile, ne abbiamo un po’ più del normale, nelle istituzioni crediamo molto, anche perché ne abbiamo molto bisogno. Questo lei lo sa, lo ha visto. Ha visto la distruzione immensa. Sa, come tutti noi, che da un evento del genere non ci si riprende se non attraverso sforzi collettivi eccezionali e soprattutto attraverso le scelte giuste. Altrimenti, semplicemente, le città e i paesi muoiono.

Ha visto, caro Presidente, il sorriso riaffiorare su qualche volto degli abitanti di Onna. Perché dopo i troppi lutti e la sofferenza di cinque mesi di tenda, potranno avere un tetto nel piccolo villaggio di case di legno che sorge accanto al paese distrutto. Ha potuto capire, caro Presidente, che la speranza è nel poter riallacciare i fili spezzati con le persone e i luoghi. E’ poter restare insieme e restare lì. Vicino alla tua casa rotta, o mezza rotta, smozzicata, scoperchiata, ma che è la tua casa. La speranza è di ricostruire la casa, la scuola, le strade e le piazze e di ritrovarsi insieme.

Ma sulla strada che dall’Aquila conduce ad Onna, caro Presidente, avrà visto anche il cantiere di Bazzano, dove si costruisce il più grande dei 19 nuovi insediamenti destinati ad ospitare chi ha perso la casa. E’ il Piano C.A.S.E. (Comitati Antisismici Sostenibili Ecompatibili), voluto dalla istituzione Protezione Civile, previsto da un decreto legge dell’istituzione Governo, convertito in legge dall’istituzione Parlamento, approvato con il sostegno convinto dell’istituzione Regione Abruzzo e con l’avvallo delle istituzioni Provincia e Comune dell’Aquila. E questa è tutta un’altra storia. Ed è, purtroppo, quella vera che nulla ha a che vedere con la vicenda di Onna, è il suo contrario.

Il Piano era già pronto, ambizioso e innovativo: per la prima volta gli sfollati non sarebbero stati ridotti in roulotte o container ma, dopo qualche tempo in tenda, avrebbero avuto direttamente case vere, antisismiche, ecologiche e con tutti i comfort. Circa 5.000 abitazioni per circa 15.000 persone, che vi avrebbero abitato il tempo necessario a ricostruire la propria casa.

Così 30 mila persone sono state tenute in tenda per cinque mesi e altrettante, lontane negli alberghi della costa abruzzese, perché tutti, in autunno, avrebbero potuto avere un tetto: chi riparando i danni lievi della propria abitazione, chi trovando posto nelle nuove C.A.S.E.. Ma, caro Presidente, non è andata così. Non gliel’hanno detto?

Le tende hanno cominciato a toglierle davvero, solo che le case danneggiate non sono state riparate e le C.A.S.E., quando saranno tutte consegnate (dicembre? febbraio? aprile?), non basteranno. Per cui le persone dalle tende vengono trasportate in caserma o in albergo – la destinazione viene comunicata poco prima in modo da ridurre il rischio di rimostranze. Gli alberghi dell’aquilano sono pieni e quindi decine di migliaia di persone dovranno essere piazzate in altri territori e province. Chi ha la fortuna di avere ancora lavoro a L’Aquila o ha un figlio da mandare a scuola, potrà viaggiare con mezzi propri o autobus navetta, questi – pare – messi a disposizione dalle istituzioni. Gli altri staranno lì in attesa degli eventi.

Questa è la storia di una devastazione annunciata, caro Presidente. Lo smembramento delle comunità, praticato all’indomani del terremoto, viene proseguito dopo cinque mesi e perpetuato in quelli a venire. Perché non si è saputo e non si è voluto dare priorità alla ricostruzione ma alla costruzione del nuovo. E poi l’antico adagio resta valido: divide et impera. Se vuoi comandare sulle persone, tienile separate. Nei campi tenda, dove le persone per forza stanno insieme, è vietato distribuire volantini, è vietato riunirsi e discutere liberamente. I diritti e le libertà costituzionali, caro Presidente.

Con tutte le nostre forze, da subito, abbiamo chiesto alle istituzioni che venissero risparmiate sofferenze, denaro pubblico e le bellezze del territorio, ricorrendo a case di legno, prefabbricati e simili. Soluzioni rapide (4 settimane per averle pronte), economiche (un terzo di una C.A.S.A.), dignitose, sicure, che permettono di restare vicini nel proprio territorio da ricostruire e che possono essere rimosse quando non serviranno più. Ma non c’è stato nulla da fare. Le istituzioni non hanno voluto ascoltare.
Bisogna costruire le nuove C.A.S.E. 24 ore al giorno, spendendo tutti i soldi che ci sono davvero – oltre 700 mil. di euro – e usando pure quelli donati dagli italiani. Tirando su, in tutta fretta, insediamenti che saranno definitivi, dove capita, senza logica urbanistica, senza minimamente rispettare criteri di prossimità ai nuclei precedenti. Intanto, tutto il resto, con l’inverno alle porte, è fermo. Il riparabile non viene riparato, il centro storico resta immerso in un silenzio spettrale. Perché?

Che farebbe lei caro Presidente, se a cinque mesi dal terremoto non sapesse dove trovare una sistemazione per la sua famiglia, una scuola per i suoi figli, un lavoro che ha perso? Se non avesse la minima idea di come e quando potrà riparare la sua casa, ammesso che ne abbia ancora una? Molti, troppi, non hanno potuto fare altro che andare via. Accettare che, almeno per un po’, a L’Aquila non è possibile tornare. Ma se non ora, dopo cinque mesi, quando? Lo spopolamento in atto, diventerà progressivo e definitivo se qualcosa di importante non cambierà e subito.
Tutto questo l’abbiamo denunciato, chiesto, urlato, ogni volta che abbiamo potuto e come abbiamo potuto. Di tutto questo nessuno le ha detto nulla? Perché nemmeno una perplessità, un dubbio nelle sue parole di ieri sulle scelte fatte?

Caro Presidente, ha ragione, noi ci crediamo davvero nelle istituzioni. Eppure si sbaglia, caro Presidente, perché di fiducia non ce n’è più. La supponenza, l’arroganza, l’ignoranza, la complicità, gli interessi inconfessabili, l’incapacità e l’inettitudine logorano la fiducia nelle istituzioni. Come pure il silenzio.

Comitato Rete-Aq, Campagna 100%,

Ricostruzione – Trasparenza – Partecipazione

Come sempre questo blog è lieto di essere blog di servizio. Rigirate e fate girare il più possibile.
Grazie.

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09setAssurdo, ancora violenza su violenza in Italia

Roma: calci e pugni perchè tifa Napoli

Ragazzo picchiato brutalmente in un bar al Tiburtino chiacchierava con gli amici, aggredito anche da ragazze.

Picchiato brutalmente perché campano e tifoso del Napoli. In una capitale sempre più preoccupata dagli episodi di omofobia, si deve registrare una nuova aggressione a un «diverso»: stavolta non si tratta dell’orientamento sessuale, ma della fede calcistica. Sia chiaro: il pestaggio non è avvenuto allo stadio, ma in un tranquillo bar all’aperto in via della Lega Lombarda, nella zona di piazzale delle Provincie. E’ successo nella notte tra venerdì 4 e sabato 5 settembre a un ragazzo di 25 anni, Mauro (nome di fantasia) che chiacchierava di sport con quattro amici e quattro amiche, tutti studenti e laureati tra i 24 e i 28 anni.

SFOTTO’ E PUGNI – «I soliti sfottò – racconta a fatica con la faccia tumefatta da lividi ed ferite -. Io sono tifoso del Napoli, perchè la mia famiglia è campana. Ma i miei amici sono romanisti e li stavo prendendo in giro per le disavventure della squadra. Cose del tipo, “noi quest’anno in champions league e voi in serie B”. Ridevamo tutti, ripeto era uno scherzo: non siamo certo ultras. Io vado allo stadio raramente».
All’inizio, sorridevano anche tre ragazzi seduti al tavolo accanto, hanno offerto persino una sigaretta a Mauro che si è fermato a parlare con loro per pochi attimi. Ma poi qualcosa è cambiato, rapidamente e senza motivo. «Sono scattati in piedi e mi sono venuti addosso urlando “Devi sta’ attento a quello che dici, qui stamo a Roma” – ricorda -. Il primo, quello più violento, mi si è avvicinato e mi ha dato un pugno in faccia, colpendomi l’orecchio».

L’AGGRESSIONE – Nei prossimi giorni, l’avvocato di Mauro denuncerà l’accaduto in maniera formale. Per ora è il ragazzo a parlare con il Corriere.it di quel pugno violento arrivato senza alcuna ragione. «Non me ne sono reso conto – dice – e quindi non ho potuto difendermi. Sono caduto a terra e basta». I suoi amici si sono alzati dal tavolo per cercare di difenderlo e per chiedere aiuto. A quel punto, sono intervenuti anche gli altri due ragazzi «con la testa rasata» che hanno iniziato a picchiare di brutto anche le donne. «Erano in tre e menavano forte – aggiunge il ragazzo -. Ci hanno preso a sediate sulla schiena, ci hanno rovesciati addosso i tavolini. Anche le mie amiche sono state colpite, non hanno risparmiato nessuno. Si sono accaniti di più su di me, “il napoletano”: mi hanno preso e buttato per terra. Ho battuto la testa violentemente, ma loro continuavamo a darmi pugni. Poi sono svenuto e da lì non ricordo più nulla».
Sono gli amici ad integrare il racconto. Dicono che tra gli insulti e le parolacce urlate dai tre picchiatori c’erano anche «le sopracciglia da checca» che Mauro si era disegnato con le pinzette, un vezzo molto in voga tra i giovani.

LA FUGA – La furia del branco si è esaurita di fronte alle urla di una ragazza che si è accorta che Mauro, in una pozza di sangue, aveva perso i sensi. «Non respira più, non respira più» ha urlato chiedendo pietà. Spaventati, i tre sono scappati via a bordo di una macchina e di due motorini, attenti a coprire le targhe. «I miei amici hanno subito chiamato i soccorsi – spiega ancora Mauro – e la cosa più assurda è che il gestore del bar non ci ha dato alcun aiuto. Anzi, quando qualcuno è andato a chiedergli di chiamare un’ambulanza, ha risposto: “Chiamatevela da soli, io non voglio problemi”».

IL PORTAFOGLI – All’arrivo delle volanti dei carabinieri e della polizia, Mauro era ancora svenuto. I suoi amici gli stanno accanto e a pochi passi trovano una traccia degli aggressori. Nella foga, uno di loro, il più violento ha perso il portafoglio: dentro i documenti e il tesserino da pugile.
«Lo hanno subito portato ai poliziotti – aggiunge Mauro – che hanno sogghignato dicendo: “E’ sempre lui che fa queste cose”. Lo conoscevano, visto che lo hanno chiamato anche con un soprannome».

LA DENUNCIA – Mauro è stato portato in ambulanza al pronto soccorso del Policlinico Umberto I dove gli hanno riscontrato una prognosi di sette giorni. Per miracolo i pugni e i calci non hanno rotto zigomi e mascella. «Ero sotto shock e ho rifiutato la Tac – dice -. Ho fatto l’esame privatamente e mi hanno riscontrato alcuni versamenti interni».
Anche gli amici di Mauro sono state medicati: per loro la prognosi va dai 4 ai 7 giorni. «Mercoledì ho appuntamento dal mio avvocato e presenterò subito una denuncia – dice infine -. Ho aspettato questi giorni perchè dovevo fare le visite mediche. Ma ora basta: i responsabili dovranno pagare».

Fonte: roma.corriere.it

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30ago… l’elusione delle 10 domande

Da parte di mister b. naturalmente.
Le famose 10 domande che gli pose Repubblica.it, se non sbaglio.
Su suggerimento dei nostri amici del Ghetto, le voglio riproporre anche io al nostro amato presidente del consiglio:

1. Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia? Quante volte ha avuto modo di incontrarla e dove? Ha frequentato e frequenta altre minorenni?

2. Qual è la ragione che l’ha costretta a non dire la verità per due mesi fornendo quattro versioni diverse per la conoscenza di Noemi?

3. Non trova grave che lei abbia ricompensato con candidature e promesse di responsabilità le ragazze che la chiamano “papi”?

4. Lei si è intrattenuto con una prostituta la notte del 4 novembre 2008 e sono decine “le squillo” secondo le indagini, condotte nelle sue residenze. Sapeva fossero prostitute?

5. E’ capitato che “voli di Stato”, senza la sua presenza a bordo, abbiano condotto nelle sue residenze le ospiti delle sue festicciole?

6. Può dirsi che le sue frequentazioni non abbiano compromesso gli affari dello Stato? Può rassicurare il Paese che nessuna donna, sua ospite, abbia oggi in mano armi di ricatto?

7. Le sue condotte sono in contraddizione con le sue politiche: lei oggi potrebbe ancora partecipare al Family Day o firmare una legge che punisce il cliente di una prostituta?

8. Lei ritiene ancora di potersi candidare alla presidenza della Repubblica? E, se lo esclude, ritiene di poter adempiere alla funzione di presidente del Consiglio?

9:Lei ha parlato di un “progetto eversivo” che la minaccia. Può garantire di non aver usato ne di voler usare intelligence e polizie contro testimoni, magistrati e giornalisti?

10:Alla luce di quanto emerso in questi due mesi quali sono, signor presidente, le sue condizioni di salute?
Noi aspettiamo risposte fiduciosi, eh?

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14lugOggi sciopero.

SCARICAILLOGOEPUBBLICALO

Questo blog aderisce volentieri allo sciopero di Diritto alla rete contro il DDL Alfano che imbavaglia la rete.

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05giuLa domanda nasce spontanea

Dopo aver sentito le dichiarazioni del buff presidente del Consiglio, mister b., sulle foto scattate a Villa Certosa nel Capodanno che ritrarrebbero ragazze in topless e bikini e ministri esteri con le chiappe al vento (mi si permetta il francesismo):
«Ora si è toccato il fondo.»;
«Nessuno può accettare che da fuori casa tua un fotografo possa scattare delle immagini.»
(fonte: IlSole24ore)
e cose di questo tipo, oggi la stessa persona dichiara:
«Ho visto le foto e sono scatti che si possono pubblicare. Ho visionato quelle che aveva visto la Mondadori e che poi non ha fatto il servizio.»
(fonte: IlSalvagente)
Ora, la domanda nasce spontanea: dato che le foto erano “pubblicabilissime” perché mai ha fatto il diavolo a 4 quando il fotografo le ha proposte ai giornali?
Viva la coerenza, come sempre.

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31magMi si permetta

Mi si permetta:
Signora Santanchè… ma si faccia i cazzi suoi!!!
E scusate il francesismo!!!

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13mag… la bufala dei rifiuti campani.

Leggo qui e mi incazzo arrabbio.
E non poco. Perché è la conferma dei miei dubbi, della mia incredulità in questo governo, in questa ciurmaglia che cerca di guidare questo paese ma fa solo i propri porci comodi.
E noi? E noi facciamo la solita figura da coglioni ingenui…
Contenti noi…
Meditate gente, meditate.
Qui le foto dello scempio.

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07magE se sono gli italiani che hanno bisogno di soldi?

Ho saputo che la chiesa cattolica ha stanziato 5 milioni di euro a favore dei terremotati, la stessa chiesa che ogni anno di milioni di euro ne incassa 4 mila dagli italiani (si, 4.000.000.000 euro) tra finanziamenti diretti e indiretti, nazionali e locali, vari privilegi e infiniti sgravi fiscali.

Ne deduco che finchè il versamento di soldi si svolge dagli italiani alla chiesa, va tutto bene, se però sono gli italiani ad aver bisogno di soldi, proprio quella chiesa che si definisce “caritatevole“, li rifiuta o ne da una minimissima parte… e guai a parlare di devolvere l’otto per mille ai terremotati, la chiesa non vuole!

Per altre info al riguardo andate a visitare questo link: http://voglioscendere.ilcannocchiale.it/post/2235302.html

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